L'Artigiano
Storia di un semplice quadro
L’artigiano brasiliano.
Un quadro che apparteneva ai miei nonni paterni, appeso all’ingresso della loro camera da letto, a Catania.
Una volta entrati in casa era difficile non notarlo, insieme al suo omologo femminile. Entrambi vicini, una vera e propria coppia.
Che i miei nonni apprezzassero questi quadri per la loro estetica, il loro prestigio o perché si identificassero in loro? Lavoratori, umili, concentrati sulla loro opera. Chissà.
Quando nonna ci lasciò, abbiamo dovuto svuotare la casa e questi quadri decisi di portarli su a Roma.
In verità non mi erano mai piaciuti, ci teneva molto mio padre.
Io ero maggiormente focalizzato sul pezzo grosso, un magnifico pendolo di legno alto almeno 1 metro e mezzo. Tutto arrotolato nel cellofan e messo per lungo in macchina, sembrava che stessimo trasportando un bel pezzo di cadavere. Con mio fratello giocavamo a impersonare dei bravi mafiosi che riportavano la salma in capitale affinché fosse sepolta sotto un’importante Chiesa del centro storico romano.
Una volta giunti a casa, il pendolo fu scartato con grande gioia e posizionato all’angolo del nostro salone. Un elemento tanto identificativo e rumoroso dei miei nonni era adesso quotidianamente fra noi. Non suonava più la sua campana, ma era talmente bello da farsi notare comunque.
I quadri, nel frattempo, furono riposti da una parte al piano superiore e mai più toccati.
Pertanto, rimasero li, in un angolo, isolati e ricoperti dal cellofan.
Arrivò il giorno in cui andai a vivere da solo. Organizzai le mie cose, ne scelsi alcune e decisi di lasciarne indietro molte altre. Mio padre colse l’occasione per rivitalizzare il discorso dei famigerati quadri a cui tanto teneva e che dispiaciuto non voleva vedere accantonati. Mi propose di portarli con me, anzi, si fermò. Prima avrebbe sistemato la cornice del quadro con l’artigiano maschio e poi me li sarei portati.
Speravo si dimenticasse di tutta questa faccenda…
Nel frattempo, mi ero trasferito con Agnese e immaginavamo tutti quegli spazi bianchi come avrebbero potuto essere adornati dai più disparati poster (tutt’ora non abbiamo messo quasi nulla, quattro minchiate).
Ma dopo qualche tempo, il signor padre era tornato alla carica, e come non aspettarselo. Per chi lo conosce sa che non si arrende mai quando è convinto di qualcosa e vi potete immaginare benissimo il suo tono di voce che fa:
“Guarda Lorenzo l’ho fatto sistemare! Ve li portate allora?”
Anche Agnese era contraria alla presenza di questi quadri. Non li trovava un granché, ma soprattutto non vedeva l’ora di personalizzare a suo piacere quelle mura. Eppure il signor padre era stato così carino a farlo sistemare per noi e inoltre portarsi un ricordo della nonna era pur sempre una bella cosa. Così abbiamo deciso di prendere il quadro sistemato e di appenderlo.
Eccolo lì.
In salotto.
Illuminato dai raggi di luce della piccola finestra esterna.
Ma guarda qua! devo dire che non ci sta poi così male.
Sembrava una forzatura e invece ha una sua bella presenza in casa.
Anche Agnese ha iniziato ad apprezzarlo.
I giorni e i mesi passarono. Quel quadro aveva assunto un suo perché, un suo ruolo.
Oggi mi sono svegliato con uno sguardo diverso e ho iniziato a soffermarmi sugli oggetti di casa che mi circondano. Arrivo al quadro e noto un dettaglio a cui non avevo mai fatto caso:
La statuetta di legno a cui sta lavorando l’artigiano è proprio sé stesso.
Cavolo! Come avevo fatto a non farci caso prima?
Un artigiano lavora la sua opera, la modella, la aggiusta, la rende preziosa come lui deve prendersi cura di sé stesso. Una cura e un’attenzione continua e ordinata. Una bella metafora in cui siamo tutti dei pezzettini di legno incompleti che piano piano vengono modellati nel corso della loro vita.
Bene, in parte credo che questo sia un buon monito della nonna. Nulla di rivoluzionario.
Eppure, da oggi in avanti, potrò guardare quel quadro associandogli un significato maggiore rispetto alla semplice reliquia. Adesso rappresenta: il sacrificio, la cura e la passione di un artigiano per diventare chi vuole essere, o almeno cercare di assomigliarci.
Nel frattempo, il quadro con l’artigiano donna è rimasto indietro nello spazio in cui era riposto anche il suo compagno. Non l’abbiamo ricercato e mio padre questa volta sembra proprio che si sia arreso, nonostante abbia provato più volte a ricordarcelo.
Direi che adesso sia il momento giusto per ricongiungerlo al suo compare e scovare un nuovo insegnamento.


